Ottobre

28Ott2021

A che età avvicinare i più piccoli al mondo dei media?

Quando è opportuno e giusto avvicinare i più piccoli agli strumenti digitali? Per certi versi la risposta a livello squisitamente teorico è chiara. Mai.

I bambini prima dei sei, sette anni non sono in grado di comprendere quanto proposto su uno schermo e non riescono nemmeno a capire la differenza tra reale e virtuale. Ciò che percepiscono è sintetizzato in un’unica visione indistinta. È evidente che quindi proporre ai più piccoli (stiamo parlando di bambini di età inferiore ai cinque anni) di lavorare con gli schemi sia controproducente e deleterio. Serge Tisseron, psicologo e psichiatra francese e appassionato studioso della materia, sostiene proprio che fino ai sei anni l’interazione dei bambini con gli schermi dovrebbe essere minima, non più di mezz’ora al giorno, selezionata e costantemente accompagnata dalla presenza di un adulto e, per lo più, orientata a semplici attività ludiche (a questo proposito vi consiglio di leggere il suo agile volumetto “3 – 6 – 9 – 12 Diventare grandi all’epoca degli schermi digitali”).

Tuttavia, che piaccia o meno, i bambini vivono immersi in un ambiente digitale ben più di quanto sarebbe necessario: la tentazione, a tal proposito, sarebbe quella di evitare contatti con gli schermi sia a scuola, sia a casa (quando c’è un po’ di tempo da passare con i genitori). Ma sarebbe una scelta sbagliata: questi mezzi non vanno demonizzati.

La scuola, in particolare, sarebbe il giusto contesto in cui cominciare a comprendere criticamente il mondo digitale: anzitutto si potrebbero proporre, proprio ai più piccoli, delle attività mirate a comprendere la differenza tra reale e virtuale, in modo da aiutarli ad individuare i vari gradi di realtà. Ad esempio potremmo giocare raffrontando oggetti e persone con le relative immagini: potremmo iniziare mostrando dapprima la rappresentazione stilizzata di una mela, poi un suo disegno accurato, poi una foto e infine una mela vera e propria, chiedendo ogni volta di che cosa si tratta e cercando le differenze. Il gioco poi potrebbe proseguire con altri oggetti e, perché no, animali e persone!

Si tratta di un percorso importante soprattutto se pensiamo a quanta confusione possa insorgere in seguito, vedendo una valanga di video che sempre più spesso, tendono a far confondere fantasia e realtà o, meglio, realtà, rappresentazione del reale, verosimiglianza, fantasia…

E poi, perché non dedicare un po’ di tempo a guardare insieme ai bambini qualche video adatto alla loro età? La visione, evidentemente, dovrà poi essere accompagnata da un confronto verbale per permettere loro di rielaborare e comprendere meglio quanto visto.

In fondo è proprio per questo che, ormai qualche anno fa, abbiamo pensato a Lalla e Pa: per costruire un percorso di apprendimento che comprendesse anche il mondo digitale. Un percorso che valorizzasse tutte le dimensioni intellettive dei bambini (cognitiva, iconica, spaziale, cinestetica, ecc.) e permettesse loro, fin dalla più tenera età, di far propri alcuni strumenti adatti a navigare con più sicurezza nella realtà e nell’oceano digitale che si preparano ad affrontare.

14Ott2021

DAD e DDI: un esperimento riuscito male?

Parlare ancora di didattica, di apprendimento, di educazione, di digitale sulla rete? In mezzo al più grande tsunami informativo della storia dell’umanità? Può avere senso?
Forse no…
O forse, invece, in un momento di grande confusione e di difficoltà per tutto quello che riguarda l’ambito dell’istruzione e dell’apprendimento (ma non solo, evidentemente), esimersi dal provare a dare un apporto, sì, insomma, a fare la propria parte, costituirebbe una vera e propria fuga.
Così eccoci qui a provare.
Vorremmo, però, essere pragmatici, funzionali, concreti… tanto nelle riflessioni quanto nelle proposte che pensiamo di suggerire: perché i bambini, i ragazzi e gli adolescenti del terzo millennio, prima ancora dei loro insegnanti e dei loro educatori, hanno bisogno di tutto l’aiuto possibile ora, subito. Il nostro, intendiamoci bene, non sarà che un piccolo contributo; ma chiunque viva a contatto con i più giovani sa che sono le singole gocce a formare il mare…

Nello specifico intendiamo trattare soprattutto il rapporto tra studenti, scuola, multimedia e rete. Il recente periodo pandemico (non ancora terminato) ci restituisce a tal proposito una situazione sfibrata e disillusa in cui la DAD e la DDI appaiono come un esperimento riuscito male, un qualcosa da scrollarsi di dosso il più velocemente possibile.
Noi crediamo invece che la multimedialità e la rete, entrati per molti d’improvviso nell’esperienza scolastica, non abbiano avuto il tempo di essere compresi, digeriti e resi parte integrante della didattica. E, aldilà delle opinioni personali, non si può fare a meno di notare che, al di fuori degli edifici scolastici, tutti i nati dal 1995 in poi vivono una vita fatta abbondantemente anche di social network e relazioni digitali: chiudere gli occhi di fronte a tutto ciò costituisce un atteggiamento colpevole.

Tratteremo di tutto questo a partire dalle competenze e dalle esperienze maturate dalla nostra equipe che spaziano dal settore dell’infanzia a quello dell’adolescenza.
In particolare, relativamente alla fascia d’età tra i cinque e i sei anni, ci rifaremo all’esperienza di “Lalla e Pa tra lettere e numeri” nonché ad altre precedenti pubblicazioni a cui abbiamo collaborato: ci sembra infatti che le riflessioni e le proposte operative elaborate in proposito possano essere attualmente molto valide.
Il presupposto di partenza, infatti, era quello di adoperare i linguaggi multimediali integrandoli nei percorsi di apprendimento dei bambini in prossimità dell’ingresso nella scuola primaria e affiancandoli a proposte che coinvolgessero linguaggi, metodologie e tecniche più classiche.